Home News LE TURBOLENZE DEL MERCATO NON FERMERANNO LA CORSA DEL PRIVATE EQUITY

LE TURBOLENZE DEL MERCATO NON FERMERANNO LA CORSA DEL PRIVATE EQUITY

Bain & Company ha presentato l’aggiornamento di metà anno sull’industria del Private Equity, da cui emerge che nella prima metà del 2022 il valore delle operazioni si è attestato a 512 miliardi di dollari

La performance da record registrata dal private equity globale negli ultimi anni sta affrontando un periodo di forti turbolenze economiche: i dati mostrano che l’incertezza legata all’inflazione e alle valutazioni degli asset stanno pesando sull’attività e le operazioni di Private Equity, con una contrazione nella prima metà dell’anno. Queste sono le principali evidenze che emergono dall’aggiornamento semestrale del report sul Private Equity di Bain & Company, il principale advisor strategico per l’industria.

“Nonostante i crescenti rischi di recessione, e sebbene il settore stia rallentando la sua corsa di fronte all’inflazione, l’industria continua ad essere ben posizionata per superare la tempesta ed emergere ancor più forte, anche grazie ai 3.600 miliardi di dollari di liquidità su cui può contare. Senza considerare che, come la storia ci insegna, le operazioni concluse dopo una recessione sono tra le più performanti, offrendo ottimi rendimenti agli investitori”, commenta Roberto Fiorello, responsabile italiano della practice Private Equity di Bain & Company.

Roberto Fiorello

I dati messi in luce dal report mostrano che negli ultimi due decenni il settore si è affidato in modo sproporzionato all’espansione dei multipli di valutazione per sostenere i rendimenti. Questo approccio, tuttavia, non funziona in un periodo di inflazione. Dalla capacità di creazione di valore concreto dei player e da una chiara comprensione di come gestire efficacemente il settore in un periodo di aumento dei prezzi dipenderanno quindi le performance del settore.

La natura ciclica del settore del private equity implica che l’indebolimento delle condizioni economiche nelle principali geografie metterà a dura prova i dealmaker, nonostante nella prima metà dell’anno il settore fosse vicino a registrare il secondo più alto valore annuale di operazioni di buyout dopo il record del 2021. La sola prima metà dell’anno ha registrato un valore di 512 miliardi di dollari in termini di operazioni di buyout, con una dimensione media delle operazioni vicina al miliardo di dollari.

Il rallentamento si sta già manifestando, con un indebolimento delle pipeline di operazioni, soprattutto nel settore tecnologico caratterizzato da valutazioni elevate. L’analisi di Bain rileva che le difficoltà del mercato azionario hanno già avuto un impatto sulle exit, con una contrazione delle IPO. Il valore globale delle operazioni di buyout ha raggiunto i 338 miliardi di dollari nella prima metà del 2022, con una flessione del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante queste sfide, l’ampia liquidità disponibile – che ha continuato a crescere nella prima metà del 2022, toccando il livello record di 3.600 miliardi di dollari – offre al settore buone opportunità per affrontare il contesto attuale.

“Il private equity ha dimostrato di essere resiliente di fronte alle crisi economiche. Si tratta di un’attività ciclica e ci aspettiamo di dover affrontare alcune sfide a breve termine. Tuttavia, nel lungo periodo, siamo convinti che il Private Equity possa continuare a crescere, rimanendo l’asset class più performante in tutte le condizioni di mercato”, conclude Fiorello.