Home Hic et Nunc LA PARTITA DEL POTERE TRA ROMA, BRUXELLES E…

LA PARTITA DEL POTERE TRA ROMA, BRUXELLES E…

di Pietro Romano

A leggere il ‘Sole 24 Ore’ nei giorni più “caldi” per la costituzione del nuovo governo, è la casella dell’Economia quella che regge tutto il governo. Certo, si tratta di una casella di peso. E per riempirla serve un personaggio di altrettanto peso, interno e internazionale. Ma da qui a credere che le sorti del governo e dell’Italia siano davvero appese al nome prescelto (o indicato, a esempio dal presidente della Repubblica, come fu per l’esecutivo giallo-verde) ce ne corre.

A meno che l’inversione nella pratica di governo rispetto ai potentati interni ed esteri non sia a 180 gradi rispetto a quanto accade da parecchi anni a questa parte. Perché sarà una “boutade” quella del collega Nicola Porro (“Al Mef va bene chiunque, pure l’usciere di Palazzo Chigi”) ma di certo non una asserzione campata in aria. Rispetto al pur recente passato, c’è una novità che non si vedeva da anni: le urne hanno sancito che in Italia c’è una maggioranza ben definita che può trasformarsi in coalizione di governo.

Piaccia (a chi ha votato per i partiti che la compongono) o meno questo è un dato di fatto che facilita i rapporti maggioranza- minoranza e snellisce ogni passaggio politico. Dopo anni di esecutivi che si sono succeduti a raffica, di tutti i colori e di tutti i tipi, non è poco. Ora si sa, a quanto pare, chi la farà giusta o sbagliata e chi premiare o punire nelle prossime tornate elettorali. A meno di qualche contorcimento, molto masochista, nell’ambito della vasta ma (al Senato) non vastissima, e quindi pur sempre a rischio,maggioranza. Un rischio che, probabilmente, per ora Giorgia Meloni non corre.

Dopo la nascita del governo, ci saranno le oltre mille cariche di sottogoverno da decidere, i posti nell’intricato universo delle partecipate pubbliche, società di gran conto per il sistema Paese e perfino per la Confindustria, per dire, che sarà l’organizzazione degli imprenditori ma in realtà è retta dalle controllate dal Tesoro: Leonardo ed Eni, Ferrovie ed Enel eccetera eccetera. Se, però, a far da collante a maggioranza e governo può venire in soccorso la carica delle nomine, oltre a una comunanza di interessi ideologici e politici (si spera), alla tenuta dell’Italia ciò non basta. Ed ecco perché, sia pure su posizioni meno estremiste di Porro, non si può fare a meno di pensare che all’Economia (e limitiamoci all’Economia) non basta nessun genio, ammesso che di genii ce ne siano tanti in giro, considerato che nemmeno il cosiddetto governo dei migliori, quello guidato da Mario Draghi per intenderci, ne abbondava. Tutt’altro.

I problemi più, o non solo, che a Roma vanno risolti altrove. Prima di tutto a Bruxelles. Intesa come capitale delle istituzioni europee e della Nato. Soprattutto l’Unione al momento opportuno può sgambettarti come meglio credo in nome della legge del più forte, dove l’Italia raramente è risultata vincitrice, anche per la debolezza del fronte interno, la sua classe dirigente. Quanto sta accadendo sul problema dell’energia lo dimostra.

Il sistema elettrico e gasiero nel nostro Paese fa acqua fin dai tempi della liberalizzazione introdotta da Pierluigi Bersani in ossequio a una direttiva comunitaria. Ma dall’Unione europea finora non è arrivata una soluzione efficace alla crisi che, ricordiamolo, tra poco festeggia un anno di vita, in quanto scoppiata ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina. In compenso, come ha protestato ufficialmente la Francia, gli Usa ci vendono il gas ben più caro (trasporto escluso) di quanto lo vendano alle loro aziende, introducendo un dumping di fatto. La Germania procede per conto proprio grazie alle riserve accumulate dalla nascita dell’euro in poi. La Norvegia accumula guadagni faraonici con la vendita di gas. E l’Olanda fa il bello e il cattivo tempo gestendo il mercato attraverso la sua Borsa.

Tra partner Ue e alleati Nato una bella compagnia, che però decide anche per noi e influenza, eccome, anche le cose di casa nostra. Altro che il titolare dell’Economia. Serve ben altro che un solo uomo al comando. Serve un sistema Paese vero.