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IL DIVARIO FISCALE DEL TRASPORTO AEREO IN ITALIA

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Transport & Environment: “Stop alle esenzioni fiscali per il settore del trasporto aereo. Solo in Italia buco da 3,1 mld nel 2022: Ryanair pesa per 500 milioni, ITA per 270 milioni”

“Il divario fiscale può aumentare del 49% entro il 2025. Servono soluzioni: è ora di porre un argine alla crescita sregolata delle emissioni del trasporto aereo”

Lo scorso anno le casse dello Stato italiano hanno perso 3,1 miliardi di euro di entrate a causa dei bassissimi livelli di tassazione a cui è sottoposto il settore del trasporto aereo. Un vero e proprio “divario fiscale”; prodotto dalla differenza tra le entrate che avrebbero dovuto essere generate dai prezzi dei viaggi aerei e i ricavi che sono stati effettivamente raccolti. A livello europeo, il divario vale oltre 34 miliardi di euro, circa 4 milioni di euro “persi” ogni ora. Con il gettito mancato, in Italia, il Governo potrebbe finanziare buoni di mobilità da 500€ per oltre 6 milioni di italiani. Questo quanto emerge da una ricerca di Transport & Environment.

Ryanair e ITA Airways: buco da 770 mln

Sia Ryanair che ITA Airways contribuiscono in maniera significativa ad ampliare il “divario fiscale” italiano. Dei 3,1 miliardi di euro, 500 milioni sono da ricondurre alla mancata pressione fiscale sulle attività e i passeggeri di Ryanair; mentre 270 milioni di euro a quella sulle attività e i passeggeri di ITA. 

Lo studio, infatti, distingue tra oneri a carico dei passeggeri e oneri a carico delle compagnie aeree. Le tasse sui biglietti e l’IVA sono imposte che pesano sui passeggeri, mentre le tasse sul carburante e il prezzo del carbonio sono direttamente attribuibili alle compagnie aeree.

Secondo il report, a causa delle attuali esenzioni fiscali, Ryanair non ha pagato allo Stato 260 milioni di euro di tasse sul carburante e per il carbon pricing. ITA, invece, 130 milioni di euro.

L’Italia perde ogni anno miliardi di euro, non tassando adeguatamente il settore aereo

Carlo Tritto, Policy officer di T&E Italy, spiega: “L’Italia, non tassando in maniera adeguata il settore aereo, perde ogni anno miliardi di euro di gettito fiscale. ITA Airways quest’anno si sta avvicinando a profitti record, eppure continua a inquinare i nostri cieli godendo di agevolazioni fiscali che il governo non sembra disposto a correggere. Ma come giustificare che un qualsiasi automobilista paghi sul carburante più tasse di una compagnia aerea come ITA Airways o Ryanair?”.

Divario fiscale: +49% entro il 2025

Se non si interviene, il divario fiscale in Italia è destinato ad aumentare del 49% entro il 2025, poiché il settore crescerà nei prossimi anni. Eurocontrol stima, infatti, che il traffico aereo raggiungerà il 92% dei livelli pre-COVID nel 2023 e che ci sarà una ripresa completa entro il 2025. Se queste previsioni fossero rispettate, il buco generato dalla sotto tassazione del comparto in Italia potrebbe crescere fino a raggiungere i 4,6 miliardi di euro. 

Servono soluzioni

Colmare questo divario fiscale e affrontare il problema della sotto tassazione dell’aviazione dovrebbe essere una priorità assoluta per i governi. Secondo lo studio, per risolverlo, occorrerebbe applicare una tassa sul carburante al cherosene, un’aliquota IVA del 20% sui biglietti ed estendere il “carbon market” – il sistema attraverso cui i crediti di carbonio vengono comprati e venduti per mitigare gli impatti ambientali di determinate attività  – a tutti i voli in partenza. L’alternativa, qualora non fosse possibile avviare tutte queste misure, sarebbe quella di applicare una “ticket tax“ equivalente al divario fiscale previsto per il 2025, cioè 4,6 miliardi di euro.

Parola d’ordine: decarbonizzare

Lo studio mostra anche che l’aumento della tassazione avrà un impatto sui prezzi dei biglietti per i passeggeri, con una conseguente diminuzione della domanda e un risparmio di emissioni di CO2.

Secondo il report di T&E, infatti, se il sistema di esenzioni di cui gode l’aviazione fosse terminato con la fine del 2021, nel 2022 si sarebbe già registrato un risparmio di 35 Mt di CO2 a livello europeo, con un beneficio climatico complessivo ancora maggiore se si considerano anche le emissioni climalteranti, originate dal trasporto aereo, diverse dalla CO2.

Inoltre, considerando gli obiettivi di decarbonizzazione del settore, le entrate derivanti dall’adeguamento della tassazione potrebbero essere in parte reinvestite in tecnologie verdi (ad esempio sostenendo l’avvio e la crescita di produzione di cherosene sintetico). 

Conclude Tritto: “La tassazione che proponiamo vuole essere un modo per far contribuire di più chi vola maggiormente e dunque beneficia direttamente della sotto regolamentazione del settore: parliamo dei cosiddetti frequent flyer, l’1% delle persone responsabili però del 50% delle emissioni del trasporto aereo. Inoltre, la tassazione non limiterà la capacità di investimento del settore. Al contrario, un equo contributo fiscale dal settore dell’aviazione avvantaggerà i cittadini e, sul lungo termine, l’intero comparto, poiché i governi interverranno per finanziare la transizione. È ora di porre un argine alla crescita sregolata delle emissioni del trasporto aereo”.