Home News OBBLIGAZIONI O AZIONI: RIPARARSI DAL CROLLO IMMINENTE

OBBLIGAZIONI O AZIONI: RIPARARSI DAL CROLLO IMMINENTE

Il mercato obbligazionario sta inviando un avvertimento. Poiché in Europa non esistono raccolte dati ed elaborati grafici per analizzare il mercato obbligazionario, men che meno in Italia, si deve osservare il mercato obbligazionario americano, l’unico analizzabile nel dettaglio -titolo di stato decennale a stelle e strisce – valido perché accende il faro sulla principale economia e il principale mercato mondiale

di Luca Lippi

Ad oggi, il mercato obbligazionario statunitense segna tre anni consecutivi di rendimenti negativi. Questo fenomeno non si verifica dal 1928. Come si è arrivati a una situazione simile? Tutto molto semplice: gli stimoli monetari prima, il Covid poi, passando per il fenomeno dell’inflazione e il ritardo della politica monetaria di rialzo dei tassi da parte delle banche centrali, rialzo che è stato anche il più veloce degli ultimi quarant’anni, ha distrutto il mercato obbligazionario che ha subito una devastazione nel 2022.

Se confrontiamo questo mercato con quello azionario – sempre americano – quest’ultimo ha reagito in fretta riportandosi sui massimi. Prendendo da esempio lo S&P 500, non è mai successo che segnasse tre anni di fila di perdite. Dobbiamo andare al 1929 per assistere a una debacle durata quattro anni – condizioni particolari che con gli strumenti di oggi non sarebbe più verificabile -. Tre anni di perdita si sono verificati nel 1939 e poi ancora nel 2000.

Tornando all’obbligazionario, anche solo due anni di perdita consecutivi non sono così comuni. È accaduto solo due volte negli ultimi cento anni – 1955 e 1956 e poi nel 1958 e 1959 -. Ormai da tre anni, le quotazioni scendono un po’ su tutte le scadenze, ma a soffrire di più sono quelle più lunghe. Questo è normale perché più lunga è la scadenza e maggiore è il rischio associato all’aumento dei tassi di interesse. In estrema sintesi, il mercato obbligazionario negli ultimi tre anni si è “rimangiato” dieci anni di guadagni e questo rende, oggi, l’investimento estremamente interessante – ovviamente a comprarlo ora, non per chi lo ha in portafoglio da oltre tre anni -.

COSA SUCCEDE DA ADESSO IN POI

In un’ottica di incertezza di politiche monetarie aggressive da parte delle banche centrali, la curva dei rendimenti si è invertita. Scadenze più brevi sono più appetibili rispetto alle scadenze lunghe, per questo motivo il tasso di rendimento è più favorevole – condizione anomala visto che una durata più lunga prevede un rischio maggiore e dovrebbe essere premiato con un rendimento atteso più appetibile -.

DOVE GUARDANO GLI INVESTITORI

Questi scommettono che al massimo potrà esserci un altro aumento dei tassi da parte delle banche centrali e da maggio del 2024 si ipotizza una riduzione. In sintesi, quotazioni che scendono e rendimenti – per chi compra obbligazionario oggi – interessanti.

CONSEGUENZE

Il riprezzamento dell’obbligazionario avrà un impatto sull’azionario. Partiamo da un concetto molto basico: se un’obbligazione con un rischio di fallimento inesistente rende il cinque per cento, che rendimento deve avere l’azionario – stiamo parlando dell’Equity Risk Premium – affinché valga la pena di prendersi un maggiore rischio? Allo stato dell’arte l’Equity Risk Premium è molto basso, questo è dovuto al fatto che il rendimento dell’obbligazionario oggi ha rendimenti molto interessanti che non si vedevano dal 2013. Allora l’investitore attento si troverà a dovere affrontare il dilemma emergente dal fatto che l’alternativa al maggiore rischio azionario è superata da rendimenti dell’obbligazionario piuttosto interessanti con rischio pari a zero.

COSA FARE

Una premessa è obbligatoria: chi ha mangiato pane e Borsa per decenni, certi concetti li processa senza neanche accorgersene, ma un privato necessita di alcuni avvertimenti. Quando un titolo o un mercato è in “bolla” – significa che sta tirando una volata – è probabile che continui a crescere ma nel breve periodo. L’investitore non speculatore, deve ragionare sul medio lungo periodo perché non può seguire h24 i mercati. Per questo ci sono i consulenti. Tuttavia, attraverso una attenta analisi del premio a rischio si riesce a intravedere qualcosa nella sfera di cristallo– quando c’è stato un premio a rischio basso, medio o alto, che rendimento ha generato il mercato azionario nell’anno successivo? -. Per certo, e chi legge deve fare atto di fede, nel breve periodo – un anno circa – il premio a rischio non è mai statisticamente indicatore di rendimenti futuri certi. Il fatto che oggi il premio a rischio sia basso perché abbiamo un obbligazionario in crisi e l’azionario sui massimi, non è in alcun modo segnale che questo fenomeno sia vicino alla sua interruzione. Dunque l’Equity Risk Premium non deve mai essere un indicatore per pianificare gli investimenti, allontanarsi velocemente da chi lo fa!

Nel lungo periodo, invece, un indicatore di valutazione valido c’è, e si chiama Cape ratio – è un indicatore di valutazioni – prende il rapporto prezzo/utili, per esempio: quanto prezza l’S&P500, si prendono gli utili di questo gruppo e si fa un bel rapporto (divisione). E’ un indicatore che si guarda spesso, tuttavia manifesta una discreta volatilità (non è stabile), per questo motivo si ricorre al confronto tra il prezzo di oggi e la media degli utili degli ultimi dieci anni (in questo modo si riduce la volatilità). Più alto è il Cape ratio più elevate sono le valutazioni.

Oggi siamo a un Cape ratio di 30 circa (rif. S&P500), e sottostimando -perché è prassi – significa che nei prossimi dieci anni l’indice S&P500 potrebbe crescere del 2,5 per cento. Questo non vuol dire che il medesimo indice neghi picchi più interessanti nel breve termine! In ogni caso, in generale, l’indicatore ci offre una panoramica sui rendimenti futuri di un mercato qualunque. Anticipato quanto sopra, se ho 1000 euro da investire in azioni o in obbligazioni, cosa succede a questo capitale nei prossimi dieci anni? Sulla base dei dati “storici”, nei prossimi dieci anni l’obbligazionario batte sicuramente, in termini di rendimenti, l’azionario, ma la condizione è quella di rimanere immobili per i prossimi dieci anni.