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GERMANIA: SPESA NASCOSTA IN ASSET SPECIALI

La corte dei conti federale tedesca ha denunciato anomalie sul debito da parte della Germania. La notizia non è “bruciante”, l’ha già portata alle cronache Il Sole24Ore circa due settimane fa, ma è comunque interessante per approfondire lo stato di salute generale dell’Europa – ricordiamo che la Germania è la prima economia europea -.

di Luca Lippi

Lo sceneggiatore del noto film premio Oscar “Mediterraneo” non poteva sapere che dopo trent’anni, oltre gli italiani i greci e i turchi, anche i tedeschi aspiravano alla stessa “faccia”. Dagli articoli del succitato quotidiano finanziario si evince che la Germania stia compiendo artifizi che
contravvengono il trattato di Maastricht. Ovviamente il paragone con la Grecia emerge nel momento in cui si sospetta la sottrazione alla vista contabile di partite di bilancio, esattamente come fece la Grecia all’epoca per poter entrare nella UE, con le conseguenze che poi tutti ricordiamo.

SARA’ VERO?

L’approfondimento è obbligatorio. Cosa ha detto la Corte dei Conti tedesca? Andando a spulciare il sito istituzionale emerge un rilievo riguardo un uso improprio dei fondi speciali. Tradotto: la Corte lamenta una gestione del bilancio poco trasparente. Più nel dettaglio, l’esecutivo tedesco scavalcherebbe il Parlamento per far quadrare il Bilancio. In questo modo, eludendo la normativa interna al Paese che obbliga il Governo a non indebitarsi oltre 0,35% del PIL.

DI CHE IMPORTI SI PARLA

In sostanza, il governo federale annuncia un ritorno alla normalità finanziaria per il 2024, cioè, non si farà ricorso allo sforamento di 16,6 miliardi di euro. In realtà, la Conte dei Conti federale sottolinea che c’è uno spostamento dell’indebitamento sui fondi speciali e che da un’attenta analisi, questo sforamento, allo stato dell’arte, è di 87,5 miliardi, cioè cinque volte il consentito. Invero, è giusto sottolineare che anche l’importo contestato non è poi disastroso; se prendiamo il Pil tedesco e lo moltiplichiamo per 0,03 avremmo un risultato di 120 miliardi di euro, ben sopra gli 87,5 miliardi contestati dalla Corte dei Conti.

QUAL È LA QUESTIONE VERA

Si è scavalcato il Bundestag, fine! Che ci siano delle revisioni contabili anche rispetto ai Trattati, negli ultimi due anni è vero e questo giustificherebbe anche una sorta di “perdono” nei confronti dei tedeschi per “la svista”, ma tutto questo rimetterebbe sul tavolo tutta una serie di contestazioni mosse nei confronti della Grecia che ne hanno procurato le politiche “lacrime e sangue” degli ultimi dieci anni, senza considerarne la “berlina” e il conseguente danno d’immagine -. Gli stessi alleggerimenti ai Trattati evocati da Eurostat ammettono lo spostamento di alcune partite di spesa nei conti speciali. Poi, però, c’è l’interpretazione cui la politica, troppo spesso, ricorre a suo vantaggio, ed è quello che è successo all’Italia di Conte quando ha affermato che il superbonus non è debito, ma di fatto Eurostat ha detto altro, e nello specifico del superbonus, Eurostat dice che c’è stato un esborso ed è stato contabilizzato nel modo sbagliato. Contabilizzare è una cosa, flusso di cassa è un’altra.

IL TEMA

La Germania sta utilizzando dei fondi speciali in modo errato rispetto a quello che prevede la sua stessa normativa, ma questo non contravviene nessuna regola europea. Tuttavia, il problema è che la Germania sta vivendo una situazione economica molto critica (è in decrescita), questo è un problema che rischia di trascinare tutta l’Europa verso un futuro piuttosto complicato.

Chiarito che non esiste alcun raggiro ai parametri europei da parte della Germania, e che la questione è solo formale e totalmente interna, è comunque un campanello di allarme rispetto alla reale rappresentatività dei Parlamenti rispetto alle strategie di politica economica dei Paesi. Se la Germania non rende partecipe o deresponsabilizza il Bundestag, così come è stato per la Grecia nel 2009, distorcendo operazioni di finanza – quindi alterando i bilanci –, perché non porsi delle domande sulla gestione del debito europeo? Non siamo certo di fronte a pericoli di finanza creativa come è accaduto nella passata legislatura in Italia, ma dovendo confrontarci con economie in forte esigenza espansiva, molto più “attrezzate” e rappresentative rispetto all’Europa e di chiaro predominio grazie a una globalizzazione immatura e – questa sì – troppo ideologica quindi fantasiosa, forse è il caso di preoccuparci.