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PER I PENSIONATI LA “RIFORMINA” 2024

Dal primo gennaio 2024, una platea di nove milioni di pensionati godrà di 260 euro in più. Questo è solamente un effetto positivo della riforma del fisco, ancora in fase embrionale e, comunque, assai lontano dal produrre effetti concreti – ogni riforma fiscale necessita di molte risorse e almeno un anno per maturare –

di Luca Lippi

Cosa succederà a breve

Il beneficio per i pensionati emerge dalla rimodulazione delle aliquote fiscali. Si alza la no tax area, quindi quella soglia entro la quale le imposte sul reddito non sono dovute. Questo beneficio favorisce solamente i lavoratori perché per i pensionati, il limite introdotto era già operativo. Il beneficio vero, netto, per i pensionati, arriva dalla eliminazione del secondo scaglione d’imposta, quello che da 15 a 28 mila euro prevede, fino al 31 dicembre del 2023, una tassazione del 25%.

Quindi, con la nuova tabella a tre aliquote, i redditi fino a 28 mila euro andranno a scontare una tassazione del 23%, con uno sconto per i vecchi redditi da 15 mila a 28 mila di due punti percentuali.

Chi ci guadagna

Il vantaggio, è evidente, non è per tutti i pensionati. Quelli con redditi fino a 15 mila euro non vedranno alcuna variazione positiva, per chi, invece, supera la soglia dei 15 mila euro il risparmio c’è. Le cifre non sono così importanti ma è comunque un inizio. Il risparmio per i pensionati fino a 28 mila euro è di 260 euro; per una questione puramente aritmetica, a caduta beneficiano dello stesso vantaggio anche i pensionati dello scaglione superiore, quelli con reddito da pensione fino ai 50 mila euro.

Pensionati fragili

Sono coloro che percepiscono una pensione molto bassa, in sintesi i redditi fino a 15 mila euro annui. Per questa categoria non esiste alcun vantaggio. Per tutti gli altri, è utile sottolineare che il risparmio di 260 euro è su base annuale. In sintesi, il vantaggio mensile si concretizza in una ventina di euro, quindi una riformina.

Secondo la tabella riportata, su un totale di 16 milioni circa di pensionati, a godere del vantaggio saranno circa nove milioni. Quelli che rimangono con il cerino in mano – forse i più bisognosi ma è sempre utile ricordare che parliamo di pochi spiccioli! – sono circa sei milioni di pensionati ormai condannati strutturalmente alla triste evidenza della soglia di povertà.

Quando un intervento concreto

È piuttosto evidente che sarà necessaria una manovra che presti maggiore attenzione alla categoria dei pensionati. È vero che facendo parte della categoria degli assistiti, nella sostanza i pensionati sono a carico della collettività – l’Inps dovrebbe pagare le pensioni servendosi dei contributi versati dal datore di lavoro quando il pensionato era attivo, inutile stare a spiegare che quei contributi, per la maggior parte degli attuali pensionati, sono già stati abbondantemente spesi – tuttavia sulle spalle dei pensionati ricade una consistente quota di spese emersa con le varie crisi economiche che si sono succedute negli ultimi dieci anni. Tanti sono i figli che per perdita di lavoro o per impossibilità a mantenere gli impegni economici – mutui o affitti ormai folli – sono tornati nelle case di origine aumentando sensibilmente la spesa quotidiana dei genitori pensionati.

Oltre questo, bisogna considerare l’aumento delle spese quotidiane che percentualmente sono assai superiori all’inflazione reale. Quindi oltre non godere di un vero e proprio adeguamento economico, subiscono anche il peso di una crisi che oltrepassa di gran lunga la capacità economica di sostenerla. Ultimo, ma non ultimo, i pensionati rappresentano una platea di 17 milioni di italiani che, su una base di aventi diritto al voto di 51 milioni di italiani – al netto del cronico astensionismo di circa il 40 per cento -, merita un maggior riguardo; per quello che rappresentano e per quello che sopportano mitigando, anche solo in minima parte, le conseguenze di una crisi economica globale.