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INFLAZIONE FOR DUMMIES

bank credit card

L’inflazione è un problema facilmente risolvibile quando si riesce a capire come funziona. È quel fenomeno per cui i prezzi, quasi tutti, aumentano più o meno di una certa quantità che, detto fuori dai denti, non ci piace

di Luca Lippi

In realtà i prezzi nominali di beni e servizi aumentano sempre, è rarissimo che siano fermi più di sei/otto mesi. A volte si muovono con più vigore (vedi gli idrocarburi) ma poi ritracciano verso il basso; comunque la tendenza media è quella di salire. Non tutti i prezzi seguono la stessa dinamica, soprattutto chi fa la spesa ogni giorno per allestire i banchi al mercato, noterà che un giorno il cestino di fragole costa tre volte un chilo di zucchine e magari il giorno dopo accade il contrario. Perché le zucchine le ha vendute tutte e il cestino di fragole è rimasto a rovinarsi in esposizione. In Economia questa dinamica è detta dei prezzi relativi.

Poi c’è il prezzo nominale della tecnologia, quest’ultimo è molto elevato al suo esordio sul mercato ma migliorandosi scende sensibilmente. Comunque nel carrello della spesa comporta sempre uno scossone, perché se il “prezzo relativo” della tecnologia in un determinato momento corrisponde a un quintale di zucchine, dopo alcuni mesi o un anno scenderà a cinquanta chili di zucchine. Questa è una dinamica che richiama subito il concetto di inflazione, ma nell’ottica di un ridimensionamento dei prezzi nominali (da primizia a frutto di stagione per i vegetali, fino ad arrivare alle nuove tecnologie che nel tempo diventano di accessibilità diffusa) è un’inflazione che non preoccupa nessuno.

Quando dobbiamo preoccuparci dell’inflazione

Quando il prezzo di moltissimi dei prodotti comincia a crescere di cifre importanti e a una velocità eccessiva. Questo causa degli effetti per i quali le banche centrali si trovano costrette ad intervenire. La crescita eccessiva e veloce dei prezzi è stata innescata nel 2021 con il “liberi tutti” dopo il Lockdown.

La dinamica inflattiva generata dal “liberi tutti”

Usando esempi e rimodulando il linguaggio – in parole semplici – l’inflazione che sferza il periodo attuale si è così formata: osservando quello che è successo sia in Europa sia negli Stati Uniti, nel periodo che va dal marzo 2020 fino a tutto il 2021, graficamente – per gli osservatori – si notano due curve che hanno una dinamica anomala. La curva dei consumi e la curva del reddito guadagnato crollano -più quella del reddito che quella dei consumi -. Poi cominciano a riprendere vigore intorno alla metà del 2021 – prima negli Stati Uniti che in Europa dove le chiusure sono durate di più – e poi dalla fine del 2021 riprendono una salita più o meno costante. Tuttavia, non è sufficiente guardare le due curve di cui sopra per trovare indizi sulla formazione dell’inflazione, bisogna osservare l’andamento di una terza curva, quella del reddito disponibile.

Il reddito disponibile non è quello che si guadagna, ma è il totale guadagnato meno le tasse più i trasferimenti. Questa curva, al contrario delle due precedenti, sale costantemente nel periodo di osservazione. Contestualmente a questo reddito che sale, aumentano i depositi in conto corrente nella pancia delle banche. Sempre contestualmente, sale anche l’offerta di moneta da parte delle banche centrali.

In sostanza cosa è accaduto?

È accaduto che tutti i paesi, chi più chi meno, hanno adottato una bizzarria: fare enormi trasferimenti – bonus, sussidi di disoccupazione extra, ristori… -; il governo immetteva debito sul mercato, i risparmiatori che avevano disponibilità davano soldi al governo sottoscrivendo i titoli in emissione straordinaria, questa liquidità veniva trasferita a chi ne aveva bisogno perché non stava producendo. Contemporaneamente, le banche centrali andavano sul mercato secondario, sollecitavano le banche che avevano comprato in asta i titoli in emissione dal governo, a consegnare i titoli appena acquistati, in cambio di liquidità impegnata per gli acquisti. In pratica, si monetizzava molto rapidamente il debito pubblico, anche per creare nuova potenza di fuoco per i bonus che dovevano seguire e -attenzione a questo passaggio – tutta questa liquidità finiva nelle mani di persone che avevano soldi da spendere ma che non sono stati spesi immediatamente, rimanendo sui conti correnti.

Dalla fine del 2021 – liberi tutti – in poi, i conti correnti velocissimamente si svuotano. Il reddito disponibile finalmente smette di essere molto superiore al reddito realmente prodotto e da questo punto parte l’inflazione. Non sono mancati altri contributi ad aggravare l’impennata dell’inflazione – costo dell’energia, blocco di forniture del grano – ma comunque quest’ultima causa rientra come sempre accade in queste situazioni congiunturali.

Perche’ l’inflazione non rientra

Spiegato semplicemente come si è creato il fenomeno inflattivo, c’è da capire perché non è rientrato velocemente, come nel caso della crisi energetica e quella del grano. È piuttosto semplice! Se le dinamiche restano guidate dal Mercato, difficilmente non trovano pronta soluzione. Assai più complicato quando il dosaggio dell’accelerazione della circolarità della moneta è nel controllo di privati cittadini consumatori
seppure prenditori in buona fede. Tutta la liquidità accumulata, non spesa, non è stata utilizzata per riaprire attività produttive chiuse a causa del Lockdown – che peraltro sono rimaste chiuse a lungo anche dopo la cessata emergenza – ma è stata spesa con enorme disinvoltura, alla stregua di coloro che vincono una cifra al gioco, o che spendono la tredicesima in vacanza. È una conseguenza psicologica non da demonizzare, ma nei fatti è successo esattamente questo.

La spesa di tanta ricchezza accumulata è stata molto più veloce che se la medesima ricchezza fosse stata impegnata per fare ripartire l’economia ferma con nuove aperture di attività.

La bestia

L’inflazione è una brutta bestia! Se viene abbattuta subito, non fa in tempo a riprodursi. Il riprodursi dell’inflazione è la creazione delle aspettative. Se l’inflazione dura sei mesi/un anno il salariato che non può aumentarsi lo stipendio da solo e vede ridursi velocemente il potere di acquisto, batte i pugni alla porta dell’ufficio del personale per pretendere l’equiparazione del potere d’acquisto dello stipendio all’inflazione (che non è la richiesta di aumento dello stipendio, sia ben chiaro!). Se tutti cominciassimo a pretendere un “adeguamento” allora la bestia diventerebbe branco.

Ecco che le banche centrali devono “succhiare via la liquidità” dai conti correnti, devono togliere dalle mani di chi non sa giocare, il giocattolo. Quindi aumentano il costo del denaro per tutti, banche comprese, in modo tale che almeno la spesa a credito si fermi. Quindi chi voleva andare in crociera con un prestito della banca troverà modo e maniera per trascorrere il periodo di vacanza nella vecchia casa padronale in campagna. In questo modo si riduce anche la domanda di crociere abbattendone i prezzi, e così per tutto il resto. Detto questo, però, che cosa è successo realmente? Che le banche centrali non sono state tempestive nell’abbattimento della bestia, hanno impiegato troppo tempo a intervenire e dosato male la potenza di fuoco, alimentando in questo modo il meccanismo delle aspettative di cui sopra.

A che punto siamo

Fortunatamente il metodo di un pugno per uno – uno dell’inflazione e uno delle banche centrali – sta volgendo al termine, con una supremazia lieve delle banche centrali. L’inflazione, molto lentamente sta scendendo un po’ ovunque. Tuttavia, dove faticosamente c’è ripresa, e con enorme sacrificio hanno ripreso ad aumentare i profitti, l’aumento dei tassi d’interesse hanno comunque contratto la domanda. Può questo meccanismo essere così grave da creare recessione? La risposta più onesta è “non si sa”, diffidare da chi ostenta risposte certe sull’argomento. L’arte sopraffina di chi vende PREVISIONI è di farlo con la consapevolezza di “non sapere di non sapere” (cit. John Kenneth Galbraith)!

In suo aiuto c’è sempre la volatilità della materia trattata che fa dimenticare velocemente quanto è stato detto o scritto. Sono talmente tanti quelli che fanno previsioni e assai di più quelli che se ne cibano a ogni ora del giorno e della notte che nel tempo delle 24 ore si confondono e scompaiono nel marasma continuo di nuovi dati e nuove analisi. Keynes amava dire “sul lungo periodo siamo tutti morti”.