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FISCO: CONCORDATO PREVENTIVO 2.0 BIS

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In questi giorni, tema la riforma fiscale, si sta concentrando l’attenzione sul cosiddetto concordato preventivo biennale. È una sorta di presunzione di quanto dovrebbe dichiarare il contribuente in due anni. Non è una novità in senso assoluto

di Luca Lippi

Già Giulio Tremonti aveva ipotizzato un concordato nel 2005, la proposta era denominata “concordato fiscale e retroattivo”, la possibilità di concordare il reddito per il futuro e, nell’accezione di “retroattivo”, includeva la possibilità di rivalutare retroattivamente la posizione fiscale del contribuente – di fatto un condono mascherato -. In ogni caso, sia nella proposta di Tremonti di diciotto anni fa sia quella di questi giorni, il “premio” era di uscire dal cono di luce del Fisco per due anni.

A chi è rivolto

Sembrerebbe rivolgersi alle PMI e partite Iva che non superino i cinque milioni di volume di affari e che superino il punteggio ISA di otto (L’ISA è uno degli strumenti di affidabilità fiscale). Il meccanismo è generato direttamente dall’Agenzia delle Entrate che comunica al contribuente una proposta.

Nel dettaglio

La proposta di Agenzia Entrate non prevede obbligo di accettazione da parte del contribuente del quale è tutelata ogni facoltà per elaborare considerazioni. La dinamica di determinazione dell’imponibile da parte di Agenzia Entrate, è conseguenza dell’esame dei dati storici del contribuente in suo possesso. In base all’elaborazione dei dati il Fisco offre al contribuente una proposta di adesione. Se il contribuente accetta, in automatico riconosce e si impegna a pagare al fisco un tot – stabilito da Agenzia Entrate nella proposta – per i due anni a seguire dall’accettazione. Sull’importo concordato, il contribuente dovrà pagare le imposte dirette – IRPRF o IRES e l’IRAP- mentre l’Iva non è considerata dalla disposizione.

Qual è il beneficio

Nessuno in particolare se non il semplice fatto di assicurarsi una tranquillità fiscale – nessun controllo da parte del Fisco – per due anni. Gli adempimenti – liquidazione, dichiarazione etc. – rimangono così come sono.

Conviene?

Con un esempio si può chiarire meglio: Ag. Entrate determina che il contribuente nell’anno 2023 abbia conseguito un reddito di 50 mila Euro. Al contribuente si propone di pagare IRPEF o IRES e IPRAP su 70mila euro sia per il 2024 sia per il 2025. L’Iva si continua a pagare regolarmente sul fatturato. A questo punto il contribuente dovrà valutare la convenienza della proposta di Ag.Entrate.

Nell’esempio: se il contribuente accetta la proposta, e nel 2024 produrrà reddito per 60mila Euro, comunque dovrà corrispondere al Fisco IRPEF o IRES e IPRAP su 70mila euro. Se nel 2025 il suo reddito sarà di 80mila, pagherà come se avesse prodotto 70mila Euro di reddito

Considerazioni

Difficile valutare l’efficacia della proposta, il beneficio di non avere controlli fiscali per due anni sarebbe conveniente per chi tenderebbe ad evadere, ma secondo l’impostazione della proposta di riforma, il fisco determinerebbe anno per anno il reddito del contribuente e quindi sarebbe come un aggiornamento continuo della sua situazione reddituale. Messa in questi termini, il vantaggio nel medio lungo periodo è per il Fisco che, aggiornando la proposta ogni due anni, ridurrebbe progressivamente la tentazione del contribuente di evadere, quindi il vantaggio non è a favore del contribuente – specie se regolare negli adempimenti e nella fedeltà – ma piuttosto a favore del “controllore” che sottilmente costringe il contribuente a confessare il suo reddito più possibile coerente con quello reale.

Ovviamente le opposizioni ostacoleranno la proposta perché la “venderanno” come un favore fiscale, sottolineando che la proposta sarà nella disponibilità del contribuente. La sottile differenza sta nel fatto che la proposta la farà il Fisco e non il contribuente, quest’ultimo dovrà solo valutare se la proposta è conveniente o meno, e la scelta determinerà i futuri passi del Fisco indipendentemente dalla scelta del contribuente.