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FTSE MIB 2023: LUCCIOLE PER LANTERNE

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di Luca Lippi

In un recente post di WSI si legge: “Piazza Affari sfonda 30mila punti…è l’indice europeo che è cresciuto di più nel 2023”. Anche MarketWatch celebra la performance del FTSE MIB index segnalando un rendimento dall’inizio dell’anno del 28%. Osservando i grafici comparativi, appare che il “MIBBONE” avrebbe superato anche l’indice statunitense S&P500. Questa è l’istantanea del momento, quella che si utilizza per sostenere derive ideologiche che poco hanno a che fare con la finanza, o più prosaicamente, è il grimaldello utilizzato dai “venditori” di prodotti finanziari nei confronti di chi è completamente digiuno di educazione finanziaria.

Per chi è vissuto di pane e Borsa – e oggi si occupa solo di comunicazione – articoli o post simili si leggono fortuitamente per pura noia, sorseggiando un caffè, però poi si pensa subito al povero risparmiatore che non è in grado di leggere tra le righe.

Cosa non dicono

Dato per scontato il buon percorso netto – nell’anno – dell’indice di riferimento del mercato azionario di casa nostra, evidente in questo grafico ripreso da yahooFinanza, si osserva in verde l’andamento dell’indice italiano, in rosso quello del S&P e in giallo quello dello STOXX600 – che è il benchmark di riferimento europeo -.

Dunque quale sarebbe il problema di fronte a tanta evidenza? Il primo problema è che per gli indici azionari, un anno di osservazione è del tutto insufficiente.

Osservare meglio il “Mibbone” FTSE MIB

Cercare di “insegnare” al risparmiatore ad osservare con maggiore cura i mercati è determinante perché il pericolo di sovrastimare il mercato domestico è dietro l’angolo. Allora allunghiamo l’osservazione temporale partendo dal 2020 – anno che segna l’inizio del delirio finanziario –

E si vede chiaramente che l’S&P500 ha generato un rendimento del 42,34% nonostante le difficoltà del 2022, l’FTSE MIB ha battuto lo STOXX600, sostanzialmente doppiandolo – 27% FTSEmib e 12% STOXX600 – quindi ancora una buona performance dell’indice tricolore, ma decisamente modesta rispetto al mercato statunitense. Il vero problema emerge allungando ulteriormente l’osservazione temporale.

Dal 2009 al 2023, i dati

Dal 2009 al 2023, cioè da quando è ripartito il mercato dopo la crisi dei mutui subprime, il rendimento del S&P500 è stato del 526%, 171,10% per lo STOXX600 e solamente 97,11% per il nostro “MIBBONE” – la metà dello STOXX600 -. Ora però andiamo a evidenziare dei segmenti temporali particolarmente sensibili, segnatamente il periodo che va dal 2011 al 2013, crisi del debito sovrano.

Il nostro indice non si è comportato affatto bene, considerando che l’Italia era una di quelle nazioni particolarmente in crisi col proprio debito sovrano, tra l’estate del 2011 e la primavera del 2012 ha subito una contrazione del 30%, contro un -20% del STOXX600 e circa -10% dell’S&P500. In sintesi, il nostro mercato quando aveva elementi per salire saliva poco, e quando c’era da scendere ha visto una volatilità molto spinta ma un rendimento a fronte della volatilità, molto scarso.

Se forziamo ulteriormente l’orizzonte temporale portando a osservare l’ultimo ventennio notiamo che l’azionario americano ha performato negativamente nel decennio 2000/2010 rimanendo indietro rispetto al FTSE MIB e lo STOXX600.

Un indice troppo influenzato da pressioni esterne

Dopo il crollo del 2009 è ripartito con molta decisione, lo STOXX600 si è mosso fiaccamente, il FTSEMib ha laterilazzato per quasi un decennio, solo dopo il 2020 ha cominciato a dare segnali di vita. Questa analisi serve a far comprendere “i rendimenti”. Nel grafico 2011/2013, si vede subito che parliamo di un indice troppo influenzato da pressioni esterne. L’investitore sul mercato domestico ha dovuto sopportare una volatilità molto elevata, e chissà quanti si sono persi per strada impauriti.

Una delle motivazioni di tanta volatilità è un rischio politico molto elevato (i governi vanno in crisi con troppa facilità), questo provoca spread ballerini – praticamente il doppio di tutti i vecchi paesi PIGS della crisi del debito sovrano del 2011 – che è un rischio percepito, tutto si scarica sul mercato azionario domestico. Come si scarica è facilmente intuibile andando a osservare le performances e i rendimenti nell’ultima crisi importante che c’è stata a livello europeo sul debito sovrano, ma se anche andassimo ad approfondire cosa è successo a livello europeo nella crisi precedente – quella del 2006/2009 – comunque l’FTSEMib è crollato molto più velocemente degli altri indici suoi competitors.

Quindi il FTSEMib si conferma un indice che quando sale lo fa modestamente e quando storna, lo fa in media più degli altri.

Perchè il FTSEMIB è cresciuto più di altri nell’ultimo anno?

Il tema è cercare di evidenziare l’esposizione – la parte molle – del nostro indice che oltre essere il punto di debolezza è, in parte, anche un suo lato potenziale di forza. Possiamo farlo analizzando a caso un qualsiasi ETF che replica l’FTSEMIB (immagine che segue). Un ETF è un fondo negoziato in Borsa come le normali azioni, la caratteristica di questi fondi è di replicare fedelmente l’andamento e quindi il rendimento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime.

Si nota che il 33% dei titoli all’interno del FTSEMib sono finanziari, l’indice è fortemente esposto al settore bancario. Quest’ultimo, con il lungo periodo dei tassi a zero ha sofferto molto, più che spremere di commissioni i clienti e vessare i commercianti facendo imporre l’uso delle macchine mangiasoldi di ultima generazione denominate “terminali POS” non ha avuto altro margine per fare utili. Con l’aumento dei tassi dopo le manovre della BCE, le banche non hanno aumentato di un centesimo gli interessi sulle giacenze di conto corrente ma hanno ripreso a vendere il denaro con interessanti margini di guadagno. Infatti, nel 2023 le banche hanno avuto il loro anno aureo – 43 miliardi di utili (fonte Sole24Ore 11 novembre) -. Questo ha sostenuto e spinto il FTSEMib nel 2023. Stessa dinamica anche per lo STOXX600.

E la capitalizzazione del FTSE MIB?

Per capitalizzazione si intende il valore dell’intero mercato azionario italiano rispetto all’intero mercato azionario mondiale. Nel 1899 l’Italia pesava per il 2% rispetto al resto del mondo. Nel 2023, l’Italia non è pervenuta nei grafici rispetto al resto del mondo, probabilmente siamo nell’ordine dello “zero virgola”.

Si nota una grandissima crescita degli USA, anche se in un prossimo futuro la Cina dovrebbe – secondo le previsioni – rosicchiare questo primato agli Stati Uniti salendo fino a sfiorare il 20% dell’intero azionario mondiale – oggi la Cina è al 3,7% -. L’Italia risulterebbe non pervenuta anche nelle previsioni!

Il Belpaese, invece, è assolutamente pervenuto per quanto riguarda la quota parte relativa al debito sovrano domestico rispetto al debito mondiale. Un bel 3,23% che non è un orgoglio, ma siamo in buona compagnia almeno nell’area UE.

Non eccelliamo a livello di patrimonio nel mercato azionario, ma siamo ben presenti a livello di debito. Quindi, quando si analizzano i rendimenti nel breve periodo del FTSEMib ricordarsi che l’indice è trainato dal solo settore finanziario, rappresentativo di uno stato che non ha generato una crescita economica consistente negli ultimi venti anni e che ha una posizione di assoluto rilievo al livello di indebitamento mondiale. Il rischio che si prende un investitore a puntare sul mercato azionario italiano è talmente elevato che la performance dell’ultimo anno è quasi doverosa.

Conclusione

L’azionario è molto rischioso sempre, ma il grado di rischio è variabile come si è potuto osservare fino ad ora. Attenzione a sovrastimare alcune performances, bisogna osservare con la massima attenzione tutte le variabili che sostengono ogni singolo movimento di mercato prima di prendere posizione.