Il percorso verso Net Zero: uno scenario da 35 anni
Nel 2021 l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) pubblicava il suo storico scenario Net Zero 2050: una roadmap dettagliata per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, come richiesto dall'Accordo di Parigi. Il messaggio principale è anche il più scomodo: la neutralità carbonica è raggiungibile entro il 2050, ma richiede trasformazioni radicali del sistema energetico globale a un ritmo senza precedenti storici. A quattro anni dalla pubblicazione, il mondo è in anticipo su alcune tecnologie — il solare in testa — e in ritardo su tutto il resto.
La buona notizia è la velocità di crescita delle energie rinnovabili. Nel solo 2023, nel mondo sono stati installati 295 GW di nuova capacità rinnovabile, un aumento del 50% rispetto al 2022 secondo i dati IEA 2024. Per mettere in prospettiva: questo supera la capacità totale di generazione elettrica dell'intera Germania. Il solare fotovoltaico ha guidato la corsa, con oltre 200 GW installati in un solo anno — una quantità che dieci anni fa avrebbe richiesto quasi un decennio.
Il solare fotovoltaico: la fonte più economica della storia
Il fotovoltaico è diventato in meno di vent'anni la fonte di energia elettrica più economica mai costruita. Il costo LCOE (Levelized Cost of Energy) — il costo medio per kilowattora durante la vita utile di un impianto — è sceso del 90% nell'ultimo decennio: dai 150-200 dollari/MWh del 2010 ai 15-30 dollari/MWh del 2024 nelle aree più soleggiate. Nelle migliori condizioni (Medio Oriente, Africa del Nord, regioni centrali degli USA), i costi sono scesi sotto i 20 dollari/MWh — meno di 0,02 dollari per kilowattora — un prezzo impossibile da raggiungere con qualsiasi fonte fossile.
Per l'Italia, il solare è particolarmente promettente. La penisola gode di un'irradiazione solare tra le più alte d'Europa, con il Sud e le isole in condizioni paragonabili al Nord Africa. Il PNRR ha destinato risorse significative allo sviluppo del fotovoltaico, e la semplificazione delle procedure autorizzative — nonostante i progressi ancora insufficienti — ha accelerato le installazioni negli ultimi anni.
L'eolico e il challenge dello storage
L'eolico offshore è la frontiera più promettente della generazione rinnovabile. I migliori siti marini raggiungono capacity factor superiori al 50% — producono cioè per più della metà delle ore dell'anno alla potenza nominale — contro il 22-28% dell'eolico onshore e il 12-20% del fotovoltaico in climi temperati. Il North Sea Wind Power Hub, la mega-infrastruttura pianificata dai Paesi del Mare del Nord, punta a 150-300 GW di capacità — da sola sufficiente a coprire la metà del fabbisogno elettrico europeo.
La sfida più importante del sistema energetico rinnovabile non è la generazione ma lo storage. Le batterie agli ioni di litio hanno subito una riduzione di costo del 97% tra il 2010 e il 2024, ma rimangono adatte per lo storage di breve durata (ore/giorni). Per la stagionalità — la necessità di accumulare energia estiva per l'inverno — le tecnologie emergenti includono le flow batteries (vanadio redox), il pompaggio idroelettrico in bacini sopraelevati, la compressione adiabatica dell'aria (CAES), e l'idrogeno verde come vettore di storage stagionale.
L'idrogeno verde: potenziale e limiti
L'idrogeno verde — prodotto per elettrolisi dell'acqua usando energia rinnovabile — è al centro di una delle scommesse tecnologiche più importanti della transizione energetica. La logica è semplice: dove non è possibile l'elettrificazione diretta (industria siderurgica, produzione di ammoniaca per fertilizzanti, trasporto marittimo e aereo a lungo raggio), l'idrogeno verde offre un vettore energetico a zero emissioni. Il target di costo è meno di 2 euro/kg entro il 2030; il costo attuale è di circa 5-7 euro/kg, circa il doppio del target.
L'UE ha lanciato l'IPCEI Hydrogen (Important Project of Common European Interest) per finanziare la costruzione delle infrastrutture necessarie — elettrolizzatori, pipeline, terminal portuali — con risorse pubbliche che dovrebbero attirare investimenti privati proporzionali. L'Italia partecipa attivamente, con il progetto del Corridoio Sud dell'Idrogeno che collegherebbe la produzione solare nordafricana (Hydrogen Africa) con l'industria italiana ed europea attraverso un gasdotto riconvertito.
Gli ostacoli italiani: il paradosso autorizzativo
L'Italia presenta un paradosso energetico: ha le condizioni naturali (sole, vento, coste) per essere un leader europeo nella produzione rinnovabile, ma è tra i Paesi con i tempi di autorizzazione più lunghi. I procedimenti per l'approvazione di nuovi impianti eolici terrestri richiedono in media 7 anni — incluse le fasi di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), le autorizzazioni paesaggistiche e le eventuali opposizioni locali (il fenomeno NIMBY). Il ritardo burocrático è il principale fattore che rallenta la transizione energetica italiana, molto più dei costi delle tecnologie o della disponibilità di risorse finanziarie.
Sul fronte dei veicoli elettrici, l'UE ha stabilito lo stop alla vendita di nuove auto con motore a combustione interna dal 2035. Questa decisione impatta significativamente la filiera automotive italiana — da Stellantis ai fornitori di componentistica — che deve accelerare la transizione verso la mobilità elettrica. L'Italia ha chiesto e ottenuto alcune deroghe per i biocarburanti, ma l'impatto strutturale sulla filiera è inevitabile e richiede politiche industriali attive di riconversione.
Il Piano Mattei: l'Italia come hub energetico mediterraneo
Il Piano Mattei, l'iniziativa del governo italiano per partenariati strategici con i Paesi africani, vede l'energia come asse portante. La visione strategica è quella di un'Italia hub energetico del Mediterraneo: importatore e distributore di gas naturale africano nel breve periodo, futuro corridoio per l'idrogeno verde e l'energia solare africana verso l'Europa nel lungo periodo. Gli accordi già siglati con Algeria, Libia, Mozambico e Congo rafforzano la diversificazione energetica italiana rispetto al gas russo, mentre i progetti di lungo periodo — cavi sottomarini per energia solare, gasdotti per idrogeno — costruiscono le infrastrutture per la transizione.
Il Piano Mattei incontra però critiche significative: la dipendenza dal gas africano prolunga la fase fossile anziché accelerare la transizione; le condizioni dei partenariati non sempre garantiscono benefici equi per i Paesi africani; e la distanza tra i proclami diplomatici e i contratti concretamente operativi è ancora ampia. La sfida è costruire partenariati energetici che siano genuinamente vantaggiosi per entrambe le parti, non solo per l'industria energetica italiana.
Domande frequenti
Cosa si intende esattamente per transizione energetica?
La transizione energetica è il processo di trasformazione del sistema energetico verso fonti a zero o basse emissioni di carbonio per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, come previsto dall'Accordo di Parigi. Coinvolge il settore elettrico, i trasporti, l'industria e l'edilizia. Non è solo sostituzione di fonti, ma trasformazione profonda di infrastrutture, modelli di consumo e catene del valore industriali.
Perché ci vogliono ancora 35 anni se le rinnovabili già costano poco?
Il basso costo delle rinnovabili risolve solo la generazione elettrica. La transizione completa richiede la trasformazione di infrastrutture fisiche con vita utile di decenni: reti elettriche, edifici (sistemi di riscaldamento durano 20-30 anni), veicoli circolanti, e processi industriali come acciaio e cemento che richiedono soluzioni tecnologiche ancora in sviluppo. L'inerzia sistemica, non il costo delle tecnologie, è il fattore limitante principale.
Le rinnovabili possono da sole soddisfare tutto il fabbisogno energetico?
Teoricamente sì: le risorse solari ed eoliche disponibili superano di molte volte il fabbisogno mondiale. La sfida pratica è l'intermittenza: sole e vento non producono in modo costante. La soluzione è la combinazione di storage (batterie, idrogeno, pompaggio idroelettrico), interconnessioni di rete su scala continentale, e gestione intelligente della domanda. Un sistema al 100% rinnovabile è tecnicamente fattibile ma richiede investimenti enormi nelle infrastrutture di rete.
L'idrogeno verde sarà davvero la soluzione?
L'idrogeno verde è reale e promettente ma con limiti importanti. Il costo attuale è 5-7 euro/kg contro un target di 2 euro/kg al 2030. L'efficienza della conversione round-trip è bassa (30-40%), rendendolo adatto per usi dove non è possibile l'elettrificazione diretta (industria pesante, aviation, shipping) piuttosto che per applicazioni dove l'elettrificazione diretta è già efficiente. Il 2030 sarà ancora una fase di scale-up.
L'Italia sta rispettando gli obiettivi 2030 sul clima?
Il PNEC fissa il target del 65% di rinnovabili sul consumo lordo elettrico entro il 2030. L'Italia è intorno al 46%: l'obiettivo è raggiungibile ma richiede forte accelerazione. Il principale collo di bottiglia è burocratico: i tempi medi di autorizzazione per nuovi impianti eolici raggiungono i 7 anni, nonostante i tentativi di semplificazione legislativa.
Quanto costa la transizione energetica per le famiglie italiane?
Nel breve periodo le tariffe elettriche riflettono i costi di sistema (incentivi alle rinnovabili, potenziamento reti). Nel lungo periodo le rinnovabili tendono a ridurre il costo marginale dell'elettricità. Gli incentivi esistenti — Superbonus per efficienza energetica, detrazioni per pompe di calore e veicoli elettrici — redistribuiscono parte dei costi. Il costo dell'inazione climatica è stimato molto superiore al costo della transizione.
L'eolico offshore è possibile nei mari italiani?
Il potenziale è significativo, specialmente nel Canale di Sicilia, nell'Adriatico meridionale e in Sardegna. I fondali profondi del Mediterraneo rendono preferibile la tecnologia eolico galleggiante (floating), ancora in maturazione commerciale. I primi grandi progetti offshore italiani sono in fase avanzata di autorizzazione, con installazioni previste nella seconda metà degli anni '20.
Cosa fa il Piano Mattei per l'energia?
Il Piano Mattei punta a posizionare l'Italia come hub energetico del Mediterraneo tra Europa e Africa. Nel breve periodo: accordi per gas naturale da Algeria, Libia, Mozambico e Congo. Nel lungo periodo: corridoi per energia solare africana tramite cavi sottomarini e idrogeno verde tramite gasdotti riconvertiti. La visione strategica ha basi solide, ma la distanza tra accordi diplomatici e contratti operativi è ancora significativa.