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WDA, “CEO as a Service”

di Flavia Scicchitano

Dall’identificazione della business idea, alla cura degli aspetti tecnici e legali per la costituzione di una nuova azienda digitale, all’intervento nelle decisioni strategiche e manageriali della startup. Non una semplice consulenza, ma un supporto in piena regola, nella creazione e nel management della newco, fino al lancio sul mercato, in tempi rapidissimi. WDA (Web Digital Advisor), la nuova compagnia di venture building, o meglio ‘CEO as a Service’, rivoluziona il concetto di sostegno allo sviluppo dei progetti innovativi, con l’expertise di chi ha già vissuto sulla propria pelle la creazione e crescita di un’azienda da zero. Roberto Macina, romano, 37 anni, co-founder e managing partner di WDA, può vantare infatti un’esperienza decennale.

Roberto Macina

Roberto Macina, nel 2011 hai fondato Qurami, una delle prime startup italiane che ha dato vita alla prima App Salvatempo italiana (nel 2018 acquisita da uFirst). Come è nata questa nuova avventura? 

«Con la consacrazione di UFirst, che con la pandemia ha avuto una crescita esponenziale, ho sentito l’esigenza di ricominciare. L’idea iniziale era quella di colmare il gap di competenze tra innovazione e grande corporate, andando ad accompagnare programmi di accelerazione/open innovation, un mercato però ancora troppo lento. Dall’altra parte mi veniva spesso chiesto di seguire come managing director o CEO delle nuove iniziative digitali di imprenditori o professionisti con un know-how molto specifico nel loro campo. Da lì ho capito come si potesse intercettare questa esigenza e creare un operatore che rivoluzionasse un po’ il concetto di consulenza nella direzione del Venture Building, o anche ‘CEO as a Service’. Spesso chi offre servizi consulenziali alle startup, infatti, non ha nessun track record, noi alle nostre spalle abbiamo la mia esperienza di Qurami. Per di più, con la pandemia è cresciuta enormemente l’esigenza di digitalizzazione. Così a gennaio, insieme a Mario Costanzo, anche lui fondatore di startup in passato, abbiamo fondato questa nuova impresa». 

Più nel dettaglio, di cosa si tratta?

WDA è una compagnia di venture builder che mette, cioè, a disposizione le proprie competenze per soddisfare i bisogni digitali di professionisti o aziende e sviluppare progetti con un know-how specifico. Il nostro servizio si concretizza in un aiuto nella creazione e gestione di startup innovative o business unit sotto ogni aspetto: nella fase early stage, partendo dalla validazione fino ad arrivare al go-to-market, grazie alla presenza di un team di manager con esperienze di successo nel digital. Noi individuiamo soluzioni ed elaboriamo il progetto: in pratica facciamo l’execution della loro idea, mettendo in pratica i processi del servizio di cui hanno bisogno. Quindi: identifichiamo la business idea e implementiamo tutte le metodologie necessarie a validarne la fattibilità e la competitività sul mercato; co-fondiamo la startup e ci occupiamo di tutti gli aspetti tecnici e legali di general counseling relativi alla costituzione, predisposizione al lancio e go-live della stessa; interveniamo proattivamente nelle decisioni strategiche e manageriali della startup”.

Quindi dopo la creazione della startup il lavoro continua?

“Tecnicamente funziona in questo modo: il cliente ci da un budget e noi iniziamo il lavoro. Per i primi due anni seguiamo l’operatività, come fossimo temporary manager, finché non si entra a regime. Nel frattempo assumiamo quelle figure chiave che permetteranno all’azienda di proseguire da sola, quando noi usciremo. In due anni la startup è pronta, la creiamo a partire da zero”.

Avete già preso in carico qualche progetto?

«Sì, abbiamo già avuto un primo cliente, uno studio legale romano attivo nel settore del recupero crediti. In sostanza lo studio si occupava della riscossione di crediti scaduti ed esigibili da parte di aziende, anticipando i soldi al creditore. Il problema era nella ricerca di chi potesse comprare questo credito, ovvero dei soldi da anticipare, una fase molto dispendiosa in termini di tempo ed energie. Il digitale ha offerto una soluzione: abbiamo pensato al lending crowdfunding, un meccanismo che consente ai privati di prestare un pezzo di questo credito, e costruito una piattaforma, ‘Profit Farm’, che è andata online a marzo, in sole otto settimane. A oggi abbiamo già fatto 3 raccolte». 

Come si finanzia WDA? E quali sono i progetti per il futuro?

“Sigliamo con le aziende contratti triennali e riceviamo un pagamento annuale che  aumenta in base alle prestazioni dell’azienda stessa. E per il futuro vediamo un percorso in continua crescita. Come già detto, la pandemia ha creato un’urgenza nella trasformazione digitale delle imprese e molto spesso chi è chiamato ad affrontare questi cambiamenti non ha le competenze per farlo. Qui entriamo in gioco noi. Le richieste sono già molte e a breve lanceremo sul mercato due nuove startup”.