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QUANDO SARA’ RECESSIONE

Molti speculatori sono già pronti a scommettere su una recessione nella seconda metà del 2024

di Luca Lippi

Chi vive di pane e Borsa sa bene che le crisi economiche sono foriere di grossi guadagni. Senza crisi non ci sono riprese e si può solo sperare in margini di guadagno modesti. Ma è veramente così certa una recessione? La risposta è no! Nessuno è in grado di prevedere il futuro, però, come in tutte le cose, è utile osservare il passato alla ricerca di sequenze storiche assimilabili a situazioni attuali. Esattamente quello che fanno tutti gli analisti – quindi basta osservare quello che è accaduto in passato, prima di ogni recessione.

Le basi di ogni crisi si trovano sempre nella soluzione della crisi precedente

La situazione che ha causato le recessioni degli ultimi venti anni ha le sue radici agli inizi degli anni 2000. Il nuovo millennio esordì con lo scoppio della bolla dei titoli tecnologici legati allo sviluppo di internet. Dodici mesi dopo, l’attacco alle torri gemelle ha inasprito ulteriormente la situazione. La FED non ha avuto scelta, per stimolare l’economia in grande difficoltà ha tagliato drasticamente i tassi di interesse – da 6,7% di gennaio 2001 all’1,2% del giugno 2003 -. Contestualmente, Clinton “consiglia” l’allentamento delle maglie burocratiche per facilitare l’accesso al credito, sia per le attività commerciali sia per i cittadini. Una somma di stimoli che spinse con forza il recupero dell’economia. Al punto tale che le banche centrali intervennero alzando i tassi di interesse per evitare il surriscaldamento del sistema economico produttivo – leggi inflazione -. Quello che accadde dal 2004 al 2007 negli Stati Uniti – la più grande economia del mondo – fu che i tassi dall’1,2% salirono al 5%.

Nel frattempo, il taglio dei tassi e la deregolamentazione del settore finanziario avevano creato un’enorme bolla immobiliare. L’indebitamento di aziende e privati era arrivato a livelli mai visti. L’azione di rialzo dei tassi fece leva sull’enorme debito di sistema contratto da aziende e privati, al punto tale da fare esplodere la bolla immobiliare nel 2007. I debitori non pagavano più e quindi andò in crisi il settore bancario – leggi fallimento Lehman –. Una crisi così importante da contagiare quasi tutto il mondo (dove la situazione non era diversa da quella degli USA). In Europa il terremoto colpì il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia, la Spagna, Cipro e anche l’Italia. La FED nuovamente intervenne per sostenere l’economia. I tassi di interesse vennero abbattuti fino ai minimi storici e si avviò la stagione di QE – leggi Quantitative Easing -. Questi stimoli furono una scialuppa segnatamente per il settore bancario e per le grandi società annoverate nella classifica delle “too big to fail”.

Dal lockdown in poi

Passano gli anni e l’economia riesce a riprendersi; la conseguenza è che il criceto fa girare nuovamente la ruota. La FED rialza nuovamente i tassi dal 2016 portandoli al 2,5% nel 2019. L’economia stavolta è abbastanza forte e sana e non necessita di interventi massicci; almeno fino a quando le cose non ricominciano a scricchiolare. La ruota del criceto gira così forte da risucchiare un nuovo motivo di preoccupazione. Le tensioni internazionali fra USA e Cina si fanno sempre più pressanti e l’economia rallenta nuovamente costringendo la FED a riabbassare i tassi di interesse e siamo arrivati nel 2020, l’era dei lockdown su scala globale.

Quest’ultimo “meteorite” sull’economia globale avrebbe dovuto causare un’ecatombe senza precedenti, eppure il risparmio dei cittadini aumenta. Le aziende sono chiuse, le navi non possono nemmeno attraccare ai porti; solo gli stimoli di banche centrali e governi – soldi a pioggia – mantengono sulla linea di galleggiamento l’economia. Con la “riapertura” l’economia riprende e accelera, al punto tale che l’inflazione sembra diventare improvvisamente fuori controllo, e le banche centrali sono obbligate a intervenire alzando i tassi di interesse con una rapidità senza precedenti. E siamo arrivati rapidamente ai giorni nostri.

Le conseguenze non visibili

Bassi tassi di interesse e gli stimoli economici per facilitare la ripresa dopo una crisi, drogano l’economia salvando chiunque – sia le aziende buone sia quelle non buone che il mercato avrebbe naturalmente spazzato via -. Gli stimoli tengono in vita anche gli zombies, anche le pulci sembrano geni, spuntano imprenditori da tutte le parti e assorbono ricchezza. Il loro destino è quello che appena si affaccia una nuova crisi – appena si rialzano i tassi – i “geni” e le loro aziende falliscono e la ricchezza che hanno drenato si perde irrimediabilmente rimettendo in difficoltà l’economia nel suo complesso. Quindi il ciclo si ripete e gli stimoli economici rigenereranno altri cattivi investimenti; tutto questo si traduce nella inefficienza sostanziale nell’allocazione delle risorse che non verranno mai più recuperate, i buchi diventano voragini a ogni ciclo, forieri di crisi successive.

Siamo in una fase di falso benessere?

Il falso benessere è segno di una bolla speculativa e quindi segnale di pericolo per una recessione. In questo momento negli USA c’è un eccessivo accumulo di veicoli elettrici, venduti con maggiore difficoltà rispetto alle auto tradizionali, nonostante i fortissimi incentivi statali. I prezzi di queste auto sono stati persino tagliati per incentivarne l’acquisto. Questo è un caso chiarissimo di eccesso di offerta causato da una cattiva allocazione di risorse. Situazioni di questo tipo sono generate dai soldi facili da reperire grazie ai bassi tassi di interesse.

Altro segnale di allarme arriva dal settore immobiliare. Il mercato immobiliare negli USA è sui suoi massimi, questo nonostante le domande per i mutui siano ai minimi da trent’anni. Un paradosso causato dal fatto che ci sono molte persone che hanno acquistato casa quando il tasso dei mutui era molto basso, magari ora vogliono vendere per prendere una casa più grande o perché devono trasferirsi. Per vendere dovrebbero chiudere il mutuo sulla vecchia casa e accenderne un altro per l’acquisto della nuova ma, al doppio del tasso del precedente. È evidente, queste persone sono bloccate e rinunciano a vendere la propria casa. L’offerta di immobili sul mercato si contrae, ma anche la domanda di mutui e quindi di acquisto di nuove case è molto bassa, questo spiega perché il prezzo degli immobili sta ancora reggendo. Questo è un chiaro esempio di prezzi alti che potrebbero crollare da un momento all’altro.

Più nota ancora è la criticità sull’indebitamento per le carte di credito. Ore12Web ha sottolineato con ampio anticipo questo spinoso segnale di pericolo. Gli statunitensi sono indebitati per la cifra mostruosa di 1,08 trilioni di Dollari, un aumento del 16,6% rispetto allo stesso periodo del 2022.

Ci sarà una recessione?

Veniamo da una crisi – quella del 2020 – sostenuta da stimoli importanti nel 2021 e nel 2022, questi stimoli hanno fatto emergere un falso benessere, la conseguenza è che i tassi sono stati alzati velocemente -in Italia fino al 4,5% -. Quello che succederà in futuro non lo possiamo sapere, sappiamo quello che è successo in passato.

Allo stato dell’arte prestiamo massima attenzione alle parole pronunciate da Jerome Powell (presidente della FED): “l’orientamento della politica è restrittivo, il che significa che la politica restrittiva sta esercitando una pressione al ribasso sull’attività economica e sull’inflazione. Gli effetti completi del nostro inasprimento devono ancora farsi sentire”.

In estrema sintesi il banchiere generale USA è consapevole di “stressare” l’economia e per questo monitora con la massima attenzione l’evoluzione prima di prendere nuove decisioni. Se non si fida lui! Ma soprattutto ha detto che dopo ogni aumento dei tassi di interesse, prima di vedere se il livello raggiunto è sufficiente, bisogna aspettare di vedere quello che succede. Nel 1981 ci vollero cinque mesi prima di poter fare scendere i tassi, nel 1989 quindici mesi, nel 2001 otto mesi, nel 2007 ci vollero diciassette mesi prima di tornare ad abbassare i tassi e nel 2019 dieci mesi.

L’unica domanda da porsi, dunque, è per quanto tempo l’economia può reggere a questi tassi? Per chi affida le sue sicurezze alle performance del mercato azionario farebbe bene a notare che il rialzo e la tenuta è frutto delle performances del solo settore tecnologico che attualmente è sostenuto dagli investimenti sull’IA, e se l’intelligenza artificiale fosse una bolla come quella di internet a fine anni novanta?

Gli aspetti negativi sono tanti, ma il risparmio accumulato dal 2020 fino al 2022 è ancora un buon ammortizzatore per evitare brusche cadute.