Due specie, un solo problema

L'Adriatico si trova ad affrontare una sfida biologica inedita: non uno, ma due specie di granchio blu aliene si sono stabilite nelle sue acque, con popolazioni in rapida espansione che stanno alterando gli equilibri dell'ecosistema marino e distruggendo i mezzi di sostentamento di migliaia di pescatori. Il fenomeno ha colpito l'opinione pubblica italiana nell'estate del 2023, quando i racconti dei pescatori — reti distrutte, catture di vongole e cozze azzerate, ricavi crollati — sono diventati notizia nazionale. Ma la storia scientifica è più complessa di quanto i titoli abbiano raccontato.

La prima specie a farsi notare è il Callinectes sapidus, il granchio azzurro atlantico. Originario delle coste atlantiche nordamericane — dove è una prelibatezza gastronomica tanto da essere il simbolo dello Stato del Maryland — è presente nel Mediterraneo da alcuni decenni attraverso il meccanismo dell'acqua di zavorra delle navi. Nell'Adriatico la sua presenza era nota ma marginale fino al 2021, quando le densità hanno iniziato a raggiungere livelli preoccupanti nelle lagune e nelle acque costiere. La sua espansione è stata facilitata dal riscaldamento delle acque adriatiche: la temperatura media è aumentata di circa 1,8°C negli ultimi cinquant'anni, avvicinando le condizioni termiche dell'Adriatico a quelle subtropicali che il granchio preferisce.

La seconda specie: Portunus segnis

La notizia scientificamente più rilevante è emersa nel 2023: i ricercatori dell'Università di Bologna e dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) hanno confermato la presenza di una seconda specie di granchio blu, il Portunus segnis. Classificato come popolazione indo-pacifica del complesso Portunus pelagicus, è morfologicamente simile al Callinectes sapidus ma geneticamente distinto — una differenza che la sola osservazione visiva non sempre permette di cogliere con certezza senza analisi molecolari.

La presenza di due specie aliene invasive contemporaneamente nello stesso ecosistema è una situazione inedita per l'Adriatico e complica ulteriormente la comprensione degli impatti e la definizione delle strategie di gestione. Le due specie potrebbero competere tra loro per le risorse, o potrebbero occupare nicchie ecologiche leggermente diverse, coesistendo e amplificando complessivamente la pressione predatoria sull'ecosistema nativo.

Il meccanismo dell'acqua di zavorra

Comprendere come questi granchi siano arrivati nell'Adriatico richiede di capire un meccanismo che è il principale vettore di introduzione di specie marine aliene in tutto il mondo: l'acqua di zavorra (ballast water). Le grandi navi cargo, per mantenere la stabilità durante la navigazione quando il carico è ridotto, aspirano enormi quantità di acqua marina nei porti di partenza. Quest'acqua contiene larve, uova e stadi giovanili di decine di specie marine. Quando la nave arriva a destinazione e scarica il carico, rilascia l'acqua di zavorra nel nuovo porto — insieme a tutto il suo contenuto biologico.

La Convenzione Internazionale per il Controllo e la Gestione dell'Acqua di Zavorra delle Navi (BWM Convention), entrata in vigore nel 2017, impone alle navi di trattare l'acqua di zavorra (con sistemi UV o chimici) prima del rilascio per sterilizzare gli organismi. Tuttavia, l'applicazione rimane parziale — molte navi, specialmente quelle più vecchie, non sono ancora conformi — e il meccanismo ha già provocato introduzioni ormai irreversibili in tutto il mondo.

L'impatto sulla pesca italiana

Le conseguenze economiche per la pesca italiana sono state severe e immediate. Le specie più colpite sono le vongole filippine (Venus gallina) — la principale coltura bivalve dell'Adriatico — le cozze degli allevamenti costieri, e le canocchie (Squilla mantis), crustaceo pregiato della tradizione gastronomica adriatica. Nelle zone più colpite — la laguna di Venezia, il delta del Po, la costa emiliano-romagnola, le lagune venete — la riduzione delle catture di bivalvi è stimata tra il 30% e il 60% rispetto ai livelli pre-invasione.

Le perdite economiche per il settore ittico nel 2023 sono state stimate da Coldiretti Pesca nell'ordine di 100 milioni di euro. Non si tratta solo del valore del pescato perso: i granchi blu distruggono fisicamente le reti, le nasse e le attrezzature di pesca, aggiungendo costi di sostituzione e riparazione al danno già subito sulla produzione. Per molte famiglie di pescatori dell'Adriatico, la combinazione di perdite di reddito e danni alle attrezzature ha messo a rischio la sopravvivenza dell'attività.

Risposta del governo e commercializzazione

La risposta governativa è arrivata nell'agosto 2023 con un decreto di emergenza da 10 milioni di euro — risorse destinate ai pescatori colpiti e alla promozione del granchio blu come risorsa gastronomica. L'idea strategica è trasformare il problema in un'opportunità: incentivare la pesca intensiva del granchio blu riduce la pressione sull'ecosistema e, simultaneamente, genera reddito per sostituire quello perso sulle specie tradizionali. Il Callinectes sapidus è commestibile ed ha ottime qualità gastronomiche: sapore dolce e delicato, carni bianche ricercate nei mercati internazionali.

L'export verso Turchia e Corea — dove il granchio blu è molto apprezzato — è diventato un canale commerciale in rapida crescita. Alcuni imprenditori italiani hanno avviato impianti di lavorazione specifici. La ristorazione locale, soprattutto nei litorali adriatici, ha iniziato a inserire il granchio blu nei menù con risultati positivi. Tuttavia, i pescatori criticano la risposta governativa come insufficiente rispetto alle perdite reali, e le procedure per accedere agli indennizzi come eccessivamente burocratiche.

La risposta scientifica e il monitoraggio

La comunità scientifica italiana ha risposto con un programma di monitoraggio coordinato tra ISPRA, Università di Bologna e diversi centri di ricerca adriatici, con l'obiettivo di mappare la distribuzione delle popolazioni, studiare la biologia riproduttiva delle specie e identificare le aree di maggiore pressione. I dati di popolazione mostrano che il granchio blu si riproduce nell'Adriatico con cicli che consentono più generazioni all'anno nelle acque più calde del Sud, con una capacità di espansione della popolazione difficile da contenere senza una pesca sistematica e coordinata.

Il confronto con l'esperienza turca — dove il granchio blu è presente da decenni e dove si è sviluppata un'industria della pesca e lavorazione — offre indicazioni utili ma non pienamente trasferibili: le caratteristiche ecologiche del Mediterraneo orientale e dell'Adriatico sono diverse, e le specie target della pesca italiana tradizionale sono più vulnerabili di quelle turche. Il realismo scientifico indica che l'obiettivo non può essere l'eradicazione — irrealistica per una specie marina ben stabilita — ma la gestione della popolazione verso livelli che permettano una coesistenza sostenibile con l'ecosistema nativo.

Domande frequenti

Il granchio blu è pericoloso per i bagnanti?

Il granchio blu può pizzicare con le chele, ma non è pericoloso in senso stretto per i bagnanti. Le chele sono robuste e possono causare dolore e piccole ferite se si calpesta l'animale o si cerca di afferrarlo senza precauzioni. In caso di incontro in acqua, è sufficiente allontanarsi senza agitarsi. Il rischio è comparabile a quello di calpestare un riccio di mare: spiacevole ma non grave.

Come è arrivato il granchio blu in Adriatico?

Il vettore principale è l'acqua di zavorra delle navi cargo: le grandi navi aspirano acqua marina con larve e stadi giovanili di specie marine nei porti di partenza, rilasciandola in quelli di destinazione. L'esplosione demografica nell'Adriatico è stata facilitata dal riscaldamento delle acque (circa +1,8°C in 50 anni), che ha reso il mare più ospitale per questa specie subtropicale originaria delle coste atlantiche americane.

Qual è la differenza tra Callinectes sapidus e Portunus segnis?

Il Callinectes sapidus è originario delle coste atlantiche americane. Il Portunus segnis, identificato nell'Adriatico nel 2023 dall'Università di Bologna e da ISPRA, appartiene a una popolazione indo-pacifica ed è geneticamente distinto sebbene morfologicamente simile. La presenza di due specie aliene contemporanee complica la comprensione degli impatti ecologici e le strategie di gestione.

Il granchio blu distrugge l'ecosistema marino adriatico?

L'impatto è significativo: il granchio blu è un predatore generalista vorace che si nutre di bivalvi, piccoli crostacei, larve di molluschi e altri organismi marini. In assenza di predatori naturali significativi nell'Adriatico la popolazione non è controllata biologicamente. La destabilizzazione delle comunità bentoniche è reale e documentata, con effetti a cascata sulla rete trofica. L'ecosistema si adatta ma il processo è costoso in termini ecologici ed economici.

Si riesce a mangiare il granchio blu?

Sì, il Callinectes sapidus è commestibile con un sapore delicato e dolce. Le carni delle chele e del carapace sono pregiate. In Italia i ristoranti del litorale adriatico lo propongono fritto, alla griglia, in zuppe e risotti. I mercati ittici lo vendono a prezzi accessibili. L'export verso Turchia, Corea e Giappone sta diventando un canale economico significativo per trasformare il problema in risorsa.

Come si cattura il granchio blu?

Le tecniche più efficaci includono reti a tramaglio con maglie modificate, nasse apposite (trappole a gabbia esca) e reti da posta. I pescatori hanno dovuto adattare le attrezzature tradizionali. Alcune cooperative hanno sviluppato percorsi formativi specifici per la cattura del granchio blu come attività economica strutturata, non solo come contenimento dell'invasione.

Il governo italiano sta facendo abbastanza?

Il decreto dell'agosto 2023 ha stanziato 10 milioni di euro di fondi di emergenza. I pescatori e le cooperative lamentano che i fondi siano insufficienti rispetto alle perdite stimate (circa 100 milioni di euro nel 2023 secondo Coldiretti Pesca), che le procedure di accesso agli indennizzi siano eccessivamente burocratiche, e che manchino investimenti strutturali per attrezzature di cattura specifiche. La risposta è stata tardiva rispetto alla velocità di espansione dell'invasione.

Il granchio blu potrà mai essere eradicato dall'Adriatico?

L'eradicazione di una specie marina già diffusamente stabilita è considerata dalla comunità scientifica non realistica. L'obiettivo è la gestione della popolazione — mantenere densità sostenibili attraverso la pesca sistematica — non l'eliminazione. L'esperienza di altri mari dove il granchio è presente da decenni mostra che le popolazioni possono stabilizzarsi su livelli inferiori al picco di espansione iniziale se la pesca diventa economicamente remunerativa e strutturata.