Il 24 febbraio 2022: prima e dopo

L'invasione russa dell'Ucraina del 24 febbraio 2022 ha segnato una discontinuità storica nel quadro geopolitico europeo: il ritorno della guerra convenzionale di alta intensità nel continente, il conflitto più grave in Europa dal 1945. Non si tratta di una crisi temporanea in attesa di soluzione, ma di un cambiamento strutturale dell'ordine di sicurezza europeo che sta ridisegnando alleanze, priorità di spesa e dipendenze economiche su cui si reggeva l'architettura del dopoguerra.

L'Unione Europea ha risposto con un impegno senza precedenti: oltre 100 miliardi di euro in supporto militare, finanziario e umanitario all'Ucraina dall'inizio del conflitto al 2024. Per la prima volta nella sua storia, l'UE ha acquistato e consegnato armamenti a un Paese in guerra, attraverso lo Strumento europeo per la pace. L'impegno europeo ha dimostrato una capacità di risposta collettiva inaspettata per chi ricordava le divisioni delle crisi precedenti, ma ha anche messo sotto pressione le capacità industriali della difesa europee, lungamente trascurate nel "dividendo della pace" post-Guerra Fredda.

La fine della dipendenza dal gas russo: un'impresa riuscita

Pochi avrebbero scommesso, nella primavera del 2022, che l'Europa sarebbe riuscita a ridurre la propria dipendenza dal gas russo dal 40% al di sotto del 10% in meno di tre anni. Eppure è accaduto. Nel 2024, la quota del gas russo sull'import europeo è scesa all'8%, contro il 40% del 2021 — una trasformazione straordinaria del mix energetico europeo.

Il driver principale è stato il massiccio aumento delle importazioni di GNL statunitense: da 5 miliardi di m³ nel 2021 a quasi 50 miliardi nel 2024. Terminali di rigassificazione galleggianti (FSRU) sono stati costruiti in tempi record in Germania, Olanda e Italia, trasformando la relazione energetica transatlantica. La Norvegia ha aumentato le proprie forniture via gasdotto, e l'Algeria ha incrementato i volumi verso Italia e Spagna. Il prezzo di questa trasformazione è stato significativo — il GNL costa strutturalmente più del gas via gasdotto — con effetti sull'industria energivora europea che sono ancora visibili.

NATO: l'Alleanza si espande e si riarma

La risposta dell'Alleanza Atlantica alla guerra in Ucraina è stata la più significativa trasformazione strutturale della NATO dalla fine della Guerra Fredda. L'entrata di Finlandia (marzo 2023) e Svezia (marzo 2024) ha portato il numero degli Stati membri da 30 a 32, portando per la prima volta nella storia un Paese nordico con confine diretto con la Russia nell'Alleanza e rendendo il Baltico di fatto un mare interno NATO.

Sul fronte della spesa, il vertice di Vilnius nel 2023 e quello di Washington nel 2024 hanno segnalato la transizione dal target del 2% del PIL per la difesa — a lungo rispettato solo da pochi Paesi — a una spesa considerata un minimo, non un obiettivo. Paesi come Polonia (4,1% del PIL), Estonia e Lettonia hanno già superato abbondantemente questa soglia, mentre i Paesi dell'Europa occidentale, Italia inclusa, stanno gradualmente aumentando i propri bilanci militari dopo anni di tagli.

I BRICS si allargano: una sfida all'ordine occidentale

Nel gennaio 2024 sono entrati ufficialmente nel gruppo BRICS: Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto — portando il gruppo da 5 a 10 Paesi. L'ampliamento riflette l'aspirazione del Sud Globale a costruire forum multilaterali alternativi al G7 e alle istituzioni di Bretton Woods (Banca Mondiale e FMI), percepite come strumenti dell'ordine economico occidentale. I BRICS ampliati controllano quote rilevanti delle riserve mondiali di petrolio, gas e terre rare.

L'ambizione più controversa è la creazione di un'alternativa al dollaro come valuta di riserva internazionale. Le ipotesi discusse — dal paniere di valute BRICS a una valuta digitale comune — si scontrano con ostacoli tecnici enormi: le economie dei membri hanno profonde divergenze strutturali, l'India non vuole che il progetto sia dominato dalla Cina, e costruire la fiducia internazionale necessaria per una nuova valuta di riserva richiede decenni. Nel breve periodo, l'effetto più concreto è l'aumento del commercio in valute locali, che riduce marginalmente la domanda di dollari ma non ne scalfisce il dominio.

Il rapporto transatlantico sotto incertezza

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riportato al centro del dibattito europeo le domande sull'affidabilità dell'impegno americano nell'Articolo 5 NATO e sulle relazioni commerciali transatlantiche. Le dichiarazioni di Trump — tra cui quelle sulla possibilità di non difendere i Paesi NATO che non rispettano il target del 2% di PIL per la difesa — hanno accelerato il dibattito sull'autonomia strategica europea.

Sul fronte commerciale, la prospettiva di dazi americani sulle esportazioni europee — già applicati in settori come acciaio e alluminio in alcuni periodi — ha riportato in agenda la vulnerabilità della catena di valore europea nei settori industriali più esposti. L'industria automobilistica tedesca, già sotto pressione per la transizione all'elettrico, rappresenta il caso più emblematico di questa doppia esposizione.

Il Piano Draghi e la risposta europea

Il Rapporto Draghi sulla competitività dell'UE, pubblicato nel settembre 2024, ha prodotto la diagnosi più completa e autorevole del ritardo europeo rispetto a USA e Cina. La tesi centrale è che l'Europa non può continuare a essere un'economia a crescita lenta, dipendente da tecnologie altrui e incapace di investire nella propria base industriale e scientifica. Il piano propone 800 miliardi di euro all'anno di investimenti aggiuntivi — una cifra che richiede inevitabilmente nuove forme di finanziamento comune europeo, come l'emissione di debito condiviso sul modello dei Recovery Bond del Next Generation EU.

L'Italia ha un interesse diretto nell'esito di questo dibattito: è tra i maggiori beneficiari del PNRR, ha un tessuto industriale di PMI manifatturiere che dipende dall'accesso ai mercati europei e globali, e la sua posizione nel Mediterraneo la rende un potenziale hub energetico nel Piano Mattei — l'iniziativa di partenariato con i Paesi africani su gas, solare e idrogeno che potrebbe ridurre la dipendenza europea dall'energia russa e compensare, almeno in parte, la posizione commerciale italiana in Africa.

Domande frequenti

Cos'è l'Articolo 5 del Trattato NATO e perché è cruciale?

L'Articolo 5 stabilisce il principio di difesa collettiva: un attacco contro uno o più Paesi membri è considerato un attacco contro tutti. È stato invocato una sola volta, il 12 settembre 2001. La formulazione volutamente vaga — ogni membro risponde con "le misure che ritiene necessarie" — rende il livello di impegno effettivo dipendente dalla volontà politica, in particolare degli USA.

Come ha fatto l'Europa a ridurre così rapidamente la dipendenza dal gas russo?

La riduzione dal 40% all'8% è avvenuta tramite massicci aumenti delle importazioni di GNL dagli USA (da 5 a ~50 miliardi di m³/anno), la costruzione rapida di terminali di rigassificazione galleggianti, l'aumento delle forniture da Norvegia e Algeria, la riduzione della domanda industriale e l'accelerazione delle rinnovabili. Il processo è stato costoso ma ha dimostrato la capacità di adattamento europea.

I BRICS sono una vera alternativa al G7?

Il gruppo BRICS ampliato rappresenta oltre il 45% della popolazione mondiale e circa il 35% del PIL globale, ma la sua coesione è limitata da profonde divergenze interne. L'obiettivo di creare una valuta alternativa al dollaro affronta ostacoli tecnici enormi. I BRICS sono più efficaci come segnale politico del Sud Globale che come blocco operativo alternativo al G7.

Cosa prevede il Piano Draghi sulla competitività europea?

Il Rapporto Draghi (settembre 2024) ha diagnosticato il ritardo di produttività europeo rispetto a USA e Cina e proposto 800 miliardi di euro all'anno di investimenti aggiuntivi in tecnologia, energia e difesa. Il finanziamento dovrebbe avvenire tramite emissione comune di debito europeo, meccanismo ancora politicamente controverso ma necessario per la scala degli investimenti richiesti.

La difesa comune europea è realistica?

La guerra in Ucraina ha accelerato il dibattito sull'EDIP (European Defence Industrial Programme). Le barriere rimangono significative: differenze di priorità strategiche tra i Paesi, tendenza a proteggere le industrie nazionali della difesa, dipendenza dall'ombrello NATO. Passi concreti come l'acquisto comune di munizioni segnalano un cambiamento di direzione, ma un esercito europeo integrato rimane un orizzonte lontano.

Come si colloca l'Italia nel quadro geopolitico europeo?

L'Italia mantiene pieno atlantismo nell'Alleanza Atlantica e pragmatismo nei rapporti economici con Russia e Cina. La posizione geografica la rende cruciale per la gestione dei flussi migratori e per il Piano Mattei di partenariato con l'Africa. È la terza economia dell'Eurozona ma il debito pubblico elevato ne limita la capacità di spesa militare e di politica estera autonoma.

Quali scenari ci sono per la pace in Ucraina?

Gli scenari principali includono un cessate il fuoco lungo le linee attuali che congeli il conflitto, un accordo negoziato con garanzie di sicurezza internazionali, o la continuazione del conflitto per attrito. L'Ucraina mantiene che nessun accordo che preveda rinuncia alla sovranità territoriale è accettabile. Le posizioni internazionali divergono: USA, UE e UK supportano l'Ucraina, mentre Cina e India mantengono equidistanza.

La Cina è un partner o una minaccia per l'Europa?

L'UE usa ufficialmente la formula "partner, concorrente e rivale sistemico". Come partner: terzo partner commerciale dell'UE. Come concorrente: veicoli elettrici, rinnovabili. Come rivale sistemico: supporto alla Russia, ambizioni nelle istituzioni internazionali, espansione nelle infrastrutture critiche. La politica UE si muove verso il "de-risking" (riduzione dipendenze critiche) piuttosto che il "decoupling" totale.